La ricerca in Italia rischia di andare in vacanza

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Immagine ricercatrice in laboratorio

La fuga dei cervelli è un dato di fatto nella ricerca italiana ma anche di fronte a questa realtà i fondi continuano a non arrivare.

L'allarme arriva dai grandi centri di ricerca italiani: 57 scienziati tra biologi, fisici e chimici hanno sottoscritto un documento che invoca

l’intervento delle Istituzioni per salvare la ricerca nel nostro paese, paralizzata dalla continua riduzione dei finanziamenti pubblici. Il testo, che verrà consegnato al ministro dell’Università e della ricerca Maria Stella Gelmini il 1° febbraio, punta i riflettori sulla disastrosa situazione della ricerca di base in Italia.

Al centro della polemica c’è la bozza del nuovo “Piano nazionale per la ricerca”, ritenuto insufficiente rispetto alla tragica situazione della ricerca di base. Insufficiente perché, secondo gli studiosi in rivolta, non offre sufficienti prospettive a chi abbia deciso di dedicare la propria vita al laboratorio.

Il piano presentato dal Ministero, assicurano i 57, non risolverebbe neanche parzialmente le enormi difficoltà in cui si trova la ricerca di base in Italia, a partire dalla scarsità di fondi e di risorse, fino alla burocrazia lenta e macchinosa. Questa cronica situazione ha dato il via negli ultimi anni a un flusso migratorio sempre crescente di bravi scienziati verso l’estero.: “Dove - assicura Riccardo Barbieri, ordinario di Fisica Teorica alla scuola Normale di Pisa – la ricerca di base viene finanziata direttamente dai governi”.  “I nostri giovani ricercatori – insiste Barbieri -  sono accolti all’estero a braccia aperte perché capaci e meritevoli, ma al loro posto nessun ricercatore è venuto in Italia da altri Paesi, se non in quantità non rilevanti: il flusso dei cervelli è essenzialmente a senso unico e non è verso il nostro paese. Per inserire delle modifiche al piano Nazionale della Ricerca a favore della RDB che è ancora in forma di bozza bisogna agire in fretta!”

Il documento sottoscritto dai ricercatori non si limita a criticare il Piano nazionale, ma indica anche cinque possibili strade da percorrere per riportare l’Italia tra le grandi della ricerca:

1. ristabilire il finanziamento alla RDB a livello adeguato, comparabile a quello dei nostri partner europei;
2. premiare la competitività nella ricerca a livello internazionale;
3. riformare i meccanismi di arruolamento, fornendo responsabilità ai Dipartimenti e agganciando i finanziamenti ai risultati ottenuti nella RDB sulla base di una efficace valutazione;
4. finanziare con borse di studio di durata e importo internazionalmente adeguati i corsi di laurea e di dottorato in ambito scientifico;
5. evitare finanziamenti a pioggia, individuando un numero ristretto di sedi universitarie da coinvolgere nel progetto strategico e concentrando su di esse le risorse aggiuntive.

Alla raccolta di firme lanciata in questi giorni può aderire qualsiasi ricercatore,  sottoscrivendo il modello nel sito www.ricercadibase.it.

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