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Nasce il primo centro al mondo dedicato ai "Bambini Farfalla"
Nasce il primo centro al mondo dedicato ai "Bambini Farfalla"
Il 25 marzo è stata inaugurata al Bambino Gesù la prima stanza di degenza al mondo dedicata ai “Bambini Farfalla”. Abbiamo intervistato il presidente di Debra Italia Onlus, Claudio Notarantonio, che ci spiega quali vantaggi effettivi questa struttura offre ai pazienti affetti da Epidermollisi Bollosa.
La nuova struttura, per quanto importante, non risolve tutti i problemi di assistenza ai malati di EB. Il Bambino Gesù che tipo di aiuto infermieristico garantisce alle cure di questa patologia?
Il Bambino Gesù è il centro di riferimento regionale per diverse patologie rare e in particolare per questa patologia. E’ una struttura che ha una certificazione a livello internazionale con standard elevati. Fiore all’occhiello di questa sezione, è garantire un approccio complessivo ai malati EB. Teniamo presente che il problema determinante dell’EB parte dalla pelle, ma il derma si evolve attraverso le mucose colpendo differenti organi. Le parti che possono essere coinvolte sono molteplici, quindi servono medici di varie discipline come il chirurgo plastico, l’ortopedico, il pediatra, il nutrizionisti, l’odontoiatra - perché si evidenziano anche problemi alla bocca e ai denti - l’oculista, il genetista, il gastroenterologo, l’endocrinologo, l’oncologo, tutta una serie di discipline che all’interno del Bambino Gesù, esplicano intorno al malto di EB proprio perché ha bisogno di un approccio multidisciplinare. Le cure vengono inoltre affidate a personale infermieristico specializzato formato dallo stesso Bambino Gesù tramite corsi mirati e con periodi di formazione all’estero in altri centri.
Sua moglie, Paola Zotti, scomparsa lo scorso dicembre, è sempre stata in prima linea nella lotta contro l’Epidermolisi Bollosa. Quanto c’è di Paola nel grande progetto del Bambino Gesù?
Di Paola c’è molto in questo progetto, credo che se non ci fosse stata Paola a stimolare questa iniziativa, non sarebbe mai nata. Sono stati la sua passione e il suo entusiasmo che hanno coinvolto i dirigenti ma anche i medici ed il personale paramedico, tanto che alla fine hanno portato a questo risultato del quale siamo tutti orgogliosi e molto fiduciosi sulle prospettive future. Credo che Paola rimanga li a guardia della stanza, che l’ospedale ha voluto dedicarle.
Cosa direbbe oggi Paola se fosse ancora tra noi?
Sarebbe stata orgogliosa e felice della riuscita di quest’impresa, e lo dico con rammarico per il fatto che lei non possa gioire qui con noi di questo successo. Ne avrebbe tratto l’energia e la forza che speriamo di trarre noi per guardare avanti e pensare ad altre iniziative e a nuove sfide.
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