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Crescono nel mondo le aziende farmaceutiche italiane. Intervista a Claudio Cavazza presidente Gruppo Sigma-Tau
Crescono nel mondo le aziende farmaceutiche italiane. Intervista a Claudio Cavazza presidente Gruppo Sigma-Tau
Sigma-Tau acquisisce da Enzon Pharmaceuticals il settore Speciality Care, potenziando la ricerca e la produttività dei farmaci orfani. Il presidente del Gruppo Claudio Cavazza ci racconta i benefici che potranno ottenere i "malati rari" grazie a questa operazione.
L'acquisizione della Sigma-Tau di un ramo di importanza cruciale come lo speciality care della Enzon fornisce nuovi strumenti a un'azienda già molto attiva. Questo passo che cosa comporterà?
Si tratta di una operazione molto importante per la nostra azienda che si pone con questa acquisizione tra i protagonisti della ricerca e dello sviluppo di farmaci per malattie rare. La Enzon ci trasferisce una collaudata capacità di ricerca in questo ambito che noi incrementeremo, forti della nostra esperienza ma anche della consapevolezza delle attese di molti pazienti nel mondo.
Si dice sempre che le aziende italiane sono deboli rispetto ai giganti stranieri. Questa acquisizione dimostra che si tratta solo di un luogo comune e che anche nel nostro paese ci sono realtà competitive a livello internazionale?
Oltre ad aver portato a termine un’importante acquisizione sono lieto di aver contribuito a sfatare un altro luogo comune quello che vedeva i grandi gruppi multinazionali specialmente di origine nordamericana farsi un boccone di aziende farmaceutiche italiane o europee. Sigma tau ha invertito la tendenza, peraltro già in declino, e con una buona dose di coraggio ma anche con la consapevolezza delle proprie capacità scientifiche e industriali ha portato a termine quest’operazione. Le aziende farmaceutiche italiane, senza alcun apporto dal pubblico, continuano a essere competitive sui mercati internazionali e addirittura alcune, come Sigma Tau, hanno realizzano una parte importante dei propri fatturati nei mercati esteri.
Le malattie rare richiedono grandi investimenti e anni di ricerca per essere comprese e affrontate. Ora che il brevetto di farmaci molto efficaci sta per entrare nel vostro portafoglio prodotti, che cosa comporterà in termini pratici per i pazienti affetti da malattie rare?
Significa che questi pazienti avranno a disposizione i nostri farmaci attraverso la nostra struttura commerciale che era ciò che mancava alla Enzon , società votata con successo alla ricerca, e per questo meno strutturata dal punto di vista della distribuzione e commercializzazione di nuovi farmaci specialmente in Europa.
Si parla di un piano nazionale che prevede lo stanziamento di 20 milioni di euro alle Regioni destinati alla ricerca e all'assistenza ai malati. Quali direttive secondo lei dovrebbe seguire?
L’auspicio è che ancora prima dei fondi sempre utili ma spesso mal impegnati anche in Italia si giunga alla formulazione di una specie di Orphan Drug Act e che quindi fondi, risorse e attenzione vengano anche dedicati alla ricerca di farmaci per le malattie rare. Pazienti e famiglie che sono colpiti da una malattia rara devono affrontare spesso degli autentici calvari per individuare ed ottenere una cura. Queste persone vanno tutelate dal punto di vista legislativo per far ottenere loro certezza di cura, assistenza e continua ricerca.
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